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Nazim Hikmet

Nazim Hikmet (Salonicco, 20 novembre 1902 - Mosca, 3 giugno 1963).
Premio Nobel per la Pace  nel 1950. Nacque a Salonicco (oggi Grecia) nel 1901, città della quale il nonno paterno era stato governatore.
La famiglia era benestante, il padre Nazim Hikmet Bey (già console ad Amburgo) era funzionario di stato e la madre, Aisha Dshalila, pittrice.
Studiò nel liceo di lingua francese di Galatasaray (Istanbul).
Fu esponente di spicco della cultura turca del '900 ed uno dei primi poeti, in quel paese, ad adottare il verso libero.
Divenuto, in vita, uno dei poeti turchi più conosciuti in occidente, riconosciuto dalla comunità internazionale come il primo poeta turco moderno, le sue opere sono state tradotte in più di cinquanta lingue.
Si iscrisse al partito comunista turco all'inizio degli anni '20. Nel 1922, fu condannato per marxismo, nella realtà venne condannato per le sue idee, infatti fu uno dei pochi scrittori celebri a denunciare il  massacro degli  armeni del 1915-1922.
Dovette trasferirsi in Russia in esilio volontario; paese verso il quale lo spinse certamente anche il fascino della recente rivoluzione d'Ottobre.
Poté tornare in Turchia soltanto nel 1928, a seguito dell'amnistia generale, ma, una volta in patria, dato che il partito comunista era stato dichiarato fuorilegge, si trovò sotto costante sorveglianza da parte della polizia e dei servizi segreti; continuamente incarcerato per una serie di reati spesso totalmente pretestuosi (una volta, ad esempio, fu arrestato per affissione illegale di manifesti politici).
Nel 1938 fu nuovamente arrestato, per attività anti-naziste e anti-franchiste e con l'accusa di aver tentato di incitare, con le sue opere, la marina turca alla rivolta.
Questa volta la condanna fu molto dura: 28 anni di carcere (a dimostrare che, a torto o a ragione, il potere teme più la penna che la spada...). In prigione, dove sarebbe rimasto per quattordici anni, colpito da un primo infarto, scrisse le sue opere più belle, tra cui il capolavoro assoluto "Paesaggi Umani" (1941-1945).
Fu  rimesso in libertà nel 1949 per intercessione di una commissione internazionale che comprendeva, tra gli altri, Jean-Paul Sartre,  Pablo Ricasso, Triastn Tzara, Paul Robenson e dopo uno sciopero della fame di diciotto giorni reso ancora più drammatico dal recente attacco cardiaco. Nel 1950, Hikmet, ricevette il premio Nobel per la Pace; ma già l'anno successivo fu costretto a fuggire a Mosca.
In Turchia la sua figura fu messa al bando e a nessun editore  fu concesso di pubblicare  sui libri e ne fu proibita anche la vendita.
I libri, stampati all'estero, poterono circolare solo clandestinamente.
Nel 1959 perse  la cittadinanza turca e  accettando  l'offerta della Polonia, prese il passaporto e, in seguito, la cittadinanza  polacca.
Morì a Mosca, il 3  giugno 1963 in seguito ad una crisi cardiaca.


 
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